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Incontriamo Santos Taboada Zapata, consigliere aggiunto a Roma. "Nel 2006 vogliamo votare alle amministrative!"   Invia questo articolo

ROMA - "Nessun partito, nessuna associazione: dietro di me c'è solo la gente che mi ha chiesto di candidarmi, ha raccolto le firme e mi ha votato".

Santos Taboada Zapata è uno dei quattro consiglieri che siederanno in Campidoglio in rappresentanza degli stranieri che vivono a Roma.


Il consigliere aggiunto
Santos Taboada Zapata


Peruviano, è l' outsider di queste elezioni, fiero di non poter vantare, al contrario di altri candidati, sponsorizzazioni eccellenti. "Nessuno pensava che sarei stato eletto, - ci racconta - ma io sì. So come ho lavorato in questi anni, quante cose ho fatto e quanto in realtà la gente mi conosceva".

Zapata, che oggi ha 44 anni, è arrivato in Italia nel '92. "Ricordo bene quel giorno, - assicura - era il 19 novembre". Diplomato in elettronica, in tasca aveva un contratto di lavoro come badante.
"Assistevo un anziano di Spinaceto, in periferia. Sono stato con lui per due anni, ma quando è morto ho iniziato a fare lavoretti di ogni tipo, anche il manovale. Comunque -sottolinea - ho sempre avuto un permesso di soggiorno".

Grazie a qualche soldo messo da parte, arriva finalmente la possibilità di lavorare senza padroni.
"Insieme a mio fratello, abbiamo aperto un call center internazionale, con postazioni internet e servizio di money transfer".

Dietro quel bancone Zapata scopre la sua vera vocazione.
"In negozio - racconta - conoscevo tantissime persone che mi parlavano dei loro problemi di lavoro, dei datori che non volevano pagare i contributi, di quanto fosse difficile rinnovare il permesso di soggiorno. Mi chiedevano aiuto ed ho iniziato a svolgere questa funzione sociale. Magari anche solo dando delle informazioni: in questo mi ha aiutato molto anche il vostro portale…"

Il passo verso la prima esperienza politica "ufficiale" è breve, e così due anni fa Santos Taboada Zapata diventa vicepresidente della Consulta dei peruviani al consolato. A febbraio scorso la "promozione" a presidente.
Intanto il negozio viene ceduto a una signora colombiana, ma i clienti, affezionati a Zapata, non ci vanno più, e allora la nuova proprietaria chiede al nostro di rientrare come socio. Contemporaneamente, questo vulcanico peruviano collabora con un'agenzia di viaggi.

Ad aiutarlo nelle sue fatiche in tutti questi anni la moglie e i tre figli, un maschio e due femmine, cresciuti in Italia ma ancora cittadini peruviani.
"Le ragazze frequentano il liceo linguistico - dice fiero il consigliere Zapata - "il più grande invece studia tecnologia informatica alla Sapienza. Visto che ne capisce di computer mi ha aiutato molto in campagna elettorale"

Zapata ci racconta una campagna "fatta in casa", con messaggi via cellulari, e-mail e manifesti autoprodotti: "la prima locandina - dice - l'abbiamo fatta in A4, poi l'abbiamo fotocopiata in A3"

Ad aiutarlo anche altri candidati ai municipi, riuniti nel gruppo "Insieme per l'integrazione", in realtà una lista elettorale ufficiosa, visto che per regolamento le candidature erano individuali.

Nel programma che ha portato Zapata alla vittoria ci sono asili nido, scuole materne e ludoteche ("tante donne con un bambino piccolo lavorano ad ore e non sanno dove lasciarlo"), ma anche mediazione culturale nelle scuole e spazi di integrazione che favoriscano l'incontro tra le diverse comunità straniere.

"Purtroppo - ammette - tra stranieri di nazionalità differente spesso c'è diffidenza , non sono uniti. Noi invece puntiamo ad unire le comunità".
L' unione è stata una marcia in più per la sua elezione: "Mi hanno votato i sudamericani - assicura Zapata - ma anche indiani, capoverdiani, e pakistani"

Ma il consigliere Zapata si batterà per il diritto di voto?
"Certo, tutti e quattro siamo d'accordo su questo punto, è una cosa importantissima. Nel 2006 vogliamo votare alle amministrative!".

(7 aprile 2004)

Elvio Pasca