Intercultura
Presepe nelle scuole: è ancora polemica
Il Vaticano: "Non annientiamo la nostra identità". Giovanardi: "Presepe è segno di appartenenza della nostra comunità nazionale" . L'opposizione: "Si costruisce un caso dal nulla"
ROMA - È ancora polemica sulla scelta delle scuole italiane di rinunciare a presepe e canti di Natale per rispetto agli alunni non cristiani. È successo in Veneto, soprattutto nelle province di Vicenza e Treviso, ma anche in Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna.
Ieri mons. Agostino Marchetto, segretario del pontificio consiglio per i migranti, a margine della presentazione del messaggio del papa per la giornata dei migranti ha detto di stare attenti "a che dietro alle 'rinunce' del presepe e dei canti di natale a scuola per non 'turbare' gli immigrati di altre religioni non si nasconda piuttosto una realtà secolarizzata che tende al laicismo". "Quella dei presepi - ha spiegato il rappresentante vaticano - é stata una reazione su come non si deve rispondere all'integrazione, annientando la nostra identità".
Intanto la Lega Nord della Lombardia ha presentato un emendamento al bilancio regionale per creare un fondo in favore degli istituti dove si continuerà a preparare la grotta di Gesù bambino. Per il capogruppo del Carroccio alla Regione Lombardia, Davide Boni, "si tratta di un aiuto per chi non intende cedere di fronte coloro che vogliono imporci il loro modello culturale provo di valori e delle nostre tradizioni: il presepe musulmano - ha concluso Boni - noi non lo vogliamo".
Secondo il parlamentare leghista Cesare Rizzi, "le scelte di certi insegnanti sono veramente sconcertanti e denotano anche una buona dose di ignoranza: lo stesso Corano dice che 2 mila anni fa è nato in una grotta Gesù, figlio di Dio".
Il presidente dell'Udc alla Camera, Luca Volonté, esprime l'auspicio di "non imboccare la strada dell'ateismo di Stato". Secondo Volontè "emergono atteggiamenti intolleranti e astiosi nei confronti della religione cattolica e delle tradizioni civili e religiose del nostro Paese".
La posizione del governo, espressa dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi nel corso di un question time alla Camera, è quella di mediazione tra "la non rinuncia, la non abdicazione alla nostra storia, alle nostre tradizioni e radici millenarie del costume del nostro Paese" e "l'integrazione di persone che vengono da altri paesi che devono integrarsi al massimo nella nostra società pur non rinunciando alle loro convinzioni religiose". Ma per il ministro Giovanardi, il presepe "rimane sicuramente uno dei segni di appartenenza della nostra comunità nazionale, alle nostre radici, alla nostra storia, alle nostre tradizioni".
L'opposizione definisce invece le vicende legate a presepi e canti natalizi "un chiaro esempio di come si costruisce un caso dal nulla".
Secondo Andrea Ranieri, responsabile Sapere, Formazione e Cultura della segreteria nazionale dei Ds, "la maestra e i genitori di Treviso dichiarano che non hanno mai inteso sostituire Gesù con Cappuccetto Rosso; gli islamici, persino i più radicali, sostengono che la storia di Gesù e Maria non ha per loro niente di offensivo, anzi, che è un momento sacro che può essere condiviso. Ciononostante - prosegue Ranieri - si continua a tuonare contro presunti eversori della nostra cultura e della nostra tradizione che, nel caso specifico, non esistono".
(10 dicembre 2004)