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"Il traguardo da raggiungere è il 'vero' diritto di voto". Parla Lamine Dian Kaba, candidato alle elezione dei consiglieri aggiunti a Roma
ROMA - "Diritto di voto".
Ha un solo slogan la campagna elettorale di Lamine Dian Kaba, trentaquattrenne guineano candidato alle elezioni per il consigliere aggiunto a Roma. Si vota domenica prossima, ma secondo lui sarà solo una tappa intermedia.
"Il traguardo da raggiungere - dice - è il 'vero' diritto di voto alle amministrative. Il Parlamento deve sbloccare la situazione e andare fino in fondo: gli uomini sono tutti uguali e non è giusto che gli immigrati votino separatamente dagli italiani. Io ci vedo una forma di segregazione, di apartheid".
In Italia da vent'anni, laureato in Scienze Politiche alla Sapienza, Kaba è stato presidente dell'associazione degli immigrati guineani a Roma e nel Lazio e ha condotto un Tg multilingue su diverse emittenti locali. Dal 1999 lavora come consulente alla F.A.O.
"Solo chi vota conta qualcosa", ci ripete questo candidato, che al contrario di molti colleghi non ha incentrato il suo programma su casa, lavoro e soggiorno.
"È ovvio che i problemi sono tanti - ammette - tutti vogliamo l'accesso alla casa popolare, agevolazioni per il permesso di soggiorno e così via. Ma finchè non ci sarà un vero diritto di voto sarà difficile far valere altri diritti" .
In questa prospettiva, che senso ha allora l'elezione del consigliere aggiunto?
"È comunque un momento importante, - dice - un inizio. Veltroni e il Consiglio Comunale hanno fatto tutto quello che potevano fare. Adesso tocca al Parlamento votare la legge sul diritto di voto"
Domenica prossima dalle urne dovranno uscire 4 consiglieri, uno per continente. Guai però a chiedere a Lamine Dian Kaba quanti voti prenderà dagli africani.
"Io non sono solo il candidato degli africani - dice - voglio rappresentare tutti gli immigrati e per questo cerco il voti di tutti. Abbiamo tutti lo stesso permesso di soggiorno, ci mettiamo tutti in fila alla Questura, e lì non siamo distinti per nazionalità"
Anche tra i sottoscrittori della candidatura di Kaba ci sono rappresentanti di tutti i continenti.
"Alcuni candidati, come me, si muovono in modo trasversale. Altri invece cercano il 'voto etnico', ma credo che sia sbagliato. L'obiettivo di questa iniziativa è proprio favorire l'integrazione…"
Roma in questi giorni è tappezzata dai volantini, spesso in italiano, con i volti e gli slogan dei candidati. Tra gli abitanti della Capitale suscita molta curiosità questa insolita campagna elettorale.
"Si va casa per casa,- racconta Kaba - come si faceva una volta. Poi si frequentano phone center, punti western Union , moschea, chiese, negozi e ristoranti etnici. Purtroppo, al contrario dei candidati alle elezioni italiane, non abbiamo nessuna sovvenzione".
E i classici veleni pre-elettorali?
"In realtà - assicura Kaba - ognuno pensa alla sua campagna, costruisce al sua immagine senza fare riferimenti ad altri candidati. Certo cipuò essere qualche piccolo incidente.
Io avevo messo il mio volantino nel negozio di un amico marocchino, lui però l'ha tolto mettendo quello del candidato del suo paese. Gli ho suggerito che poteva metterli tutti e due, ma non c'è stato verso di fargli cambiare idea…"
(24 marzo 2004)
Elvio Pasca
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