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Voto agli immigrati
Roma: gli stranieri potranno eleggere ed essere votati nei consigli municipali già dal 2006
Se il Campidoglio vuole...

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Il Gruppo di Roma per la cittadinanza locale stringe i tempi e propone al Sindaco Veltroni la modifica dello Statuto comunale necessaria a permettere già nel 2006 il voto agli stranieri non europei nelle amministrative municipali.

I presupposti
Nel 2001 il Comune di Forlì ha modificato il proprio Statuto estendendo agli stranieri residenti l'elettorato delle circoscrizioni in cui è amministrativamente suddiviso. Ma a questo provvedimento si è opposto il Ministero dell'Interno che ha emesso parere contrario alla modifica statutaria. A gennaio del 2004, quindi, il Comune di Forlì è stato costretto a fare marcia indietro ed ha sospeso la validità di quanto precedentemente approvato ma contemporaneamente, spalleggiato dalla Regione Emilia-Romagna, ha portato la questione al Consiglio di Stato, supremo organo della giustizia amministrativa.
A luglio il Consiglio di Stato ha smentito il Ministero dell'Interno e ha dato pienamente ragione al Comune di Forlì affermando che, limitatamente a quei particolari organi sub-comunali quali sono le Circoscrizioni (a Roma si chiamano Municipi) gli statuti comunali possono, se lo vogliono, prevedere "il diritto di far valere la propria voce anche a favore di quella parte della popolazione costituita dagli stranieri radicati nel territorio".

Gli sviluppi
Sulla scia di questa risoluzione, appena passata l'estate si forma il "Gruppo di Roma per la cittadinanza locale" che alla fine di settembre rivolge pubblicamente al Sindaco di Roma la proposta del voto municipale agli immigrati regolari.

Veltroni capisce subito che questa proposta è diversa da quelle di modifica legislativa o costituzionale in favore del voto agli immigrati che già circolano, perchè è sì più limitata ma concreta e immediata. Quindi risponde al Gruppo con l'impegno a condividere questa battaglia civile, "la libertà e la democrazia o sono di tutti o sono un privilegio" afferma il Sindaco e sostenere la loro diffusione fa parte dell'identità di Roma "che vogliamo mantenere e che sarà più ricca anche grazie all'impegno che voi vi proponete".

Il Gruppo, che è composto da un marocchino, un africano della guinea, una somala, un brasiliano, una colombiana, un filippino, da un'africana del camerun e anche da un italiano, inizia a prendere contatti con i Consiglieri Aggiunti municipali, che sarebbero i diretti beneficiari della novità elettorale e con le varie comunità straniere, in modo da creare un movimento che sostenga le forze politiche favorevoli alla modifica statutaria. Al Sindaco è stata trasmessa una vera e propria proposta tecnica.

A differenza di tutti gli altri tentativi, in questo caso non occorre alcun ricorso al Parlamento, alcuna modifica legislativa, alcun complicato mutamento costituzionale.
A quanto sembra, dopo il parere espresso dal Consiglio di Stato il tutto sarebbe di una semplicità quasi disarmante: basterebbe aggiungere nei Principi programmatici dello Statuto (art. 2) il fatto che il Comune assicura la partecipazione degli appartenenti alla comunità cittadina indipendentemente dalla nazionalità di origine e nell'Ordinamento dei Municipi (art. 27) che i Presidenti e i Consiglieri dei Municipi sono eletti a suffragio universale e diretto compresi i cittadini stranieri, prevedendo ovviamente che in queste elezioni si considerino titolari dei diritti di partecipazione (art. 6) oltre che gli italiani residenti a Roma anche gli stranieri che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età, legittimamente presenti nel territorio nazionale e residenti (per esempio) continuativamente in Italia da almeno tre anni e nel Comune alla data delle elezioni.
A questo punto la figura del Consigliere Aggiunto nei Municipi non avrebbe più ragione di essere e quindi andrebbe abrogata (art. 28) ed il gioco è fatto.

Insomma, come dire "basta volerlo fare", questa volta davvero occorre solo la famosa volontà politica.
I probabili prossimi obiettivi del Gruppo di Roma potranno essere proprio le forze politiche, e non solo quelle capitoline. Quella parte infatti di elettorato italiano che ha già dimostrato di apprezzare queste aperture durante la recente campagna per i Consiglieri Aggiunti, a maggior ragione già nelle prossime regionali potrebbe concedere il proprio consenso a quei politici che si dimostrassero sensibili a favorire, concretamente e non solo a parole, il voto pieno agli stranieri.

(6 dicembre 2004)

Stefano Camilloni