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"Rappresenteremo tutti gli immigrati" parlano Aziz Darif e Santos Taboada Zapata, due dei consiglieri aggiunti eletti a Roma.
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ROMA - "Mi metterò subito a lavoro con gli altri consiglieri".

Sta ancora festeggiando la sua elezione a consigliere aggiunto, ma Darif Aziz sa già che per i prossimi due anni, se non vorrà che la sua carica rimanga puramente simbolica, dovrà coordinarsi con gli altri rappresentanti degli stranieri di Roma.

Non potrà infatti non essere collegiale l'azione del "Partito degli immigrati" eletto ieri in Campidoglio: quattro consiglieri, uno per continente, che però vogliono dare voce a tutti, dimenticando le rispettive bandiere.
"Non penso - sottolinea Darif- di rappresentare solo i miei connazionali marocchini o gli africani: voglio lavorare davvero per tutti. Come immigrati, indipendentemente dalla nostra nazionalità, abbiamo infatti gli stessi problemi, e li porteremo in consiglio comunale per risolverli"

Aziz è mediatore culturale ed insegna arabo alla Moschea di Roma ed è in Italia ormai da 12 anni.
"Ci sarebbe piaciuto - confessa -avere anche il diritto di voto in Consiglio Comunale. Ma ad ogni modo gli immigrati faranno sentire la loro voce: è un'esperienza storica, che spero si diffonda presto nel resto d'Italia"

Immancabili i ringraziamenti : "grazie a tutti quelli che mi hanno votato, alla mia equipe, agli amici italiani e stranieri che hanno portato avanti la mia candidatura senza ricevere . Un particolare ringraziamento infine all'ACMI (associazione Comunità marocchine in Italia) e alla sua vicepresidente Souad Sbai".

"Purtroppo- nota proprio Souad Sbai, che è anche direttrice del mensile Al Maghrebiya - il mandato di Aziz durerà solo due anni, ma comunque lavorerà sui punti principali dell' integrazione degli immigrati a Roma. La nostra grande battaglia sarà chiedere il diritto di voto per i consiglieri aggiunti".

Anche il neo consigliere Santos Taboada Zapata, già presidente della Consulta dei peruviani a Roma, vuole rappresentare tutti. Anche perché le sue 363 preferenze non se le è certo guadagnate solo all'interno della comunità sudamericana.
"Mi hanno votato indiani, bengalesi, capoverdiani, cingalesi "- racconta.
"Anche tra i candidati al consiglio municipale che facevano parte del mio stesso gruppo c'erano esponenti di tutti continenti."

"La nostra forza è stata la gente comune. Abbiamo fatto tutto di tasca nostra - dice con una punta di veleno - non come altri che hanno avuto l' appoggio di sindacati, partiti politici e altre associazioni"

Adesso però non è tempo per le polemiche, è meglio pensare al programma.
"Ha molti punti - annuncia Zapata - ma i più importanti credo che siano la creazione di asili nido e ludoteche per i bambini delle donne immigrate, più mediazione culturale nelle scuole con bambini stranieri, e un centro di prima accoglienza per gli immigrati più sfortunati. È davvero triste passare per Termini e vedere persone che dormono e mangiano a terra"

Zapata, da 13 anni in Italia, ha fatto ogni genere di lavoro prima di iniziare a collaborare con un'agenzia di viaggio. "Oggi ho due figli al liceo e uno che studia tecnologia informatica alla Sapienza. Mi sento perfettamente integrato"

Tra i vincitori ci piace annoverare anche il filippino Romulo Sabio Salvator.
Con 2539 preferenze è senza dubbio lui il più rappresentativo degli immigrati della Capitale, ma ha dovuto cedere il posto di consigliere aggiunto alla sua connazionale Irma Tobias Perez. Il regolamento elettorale impone infatti che almeno uno dei consiglieri sia donna, e quindi è stata eletta la candidata con più preferenze.

Cameriere e attore, Salvator scherza, ma neanche troppo, sul suo programma.
"Mi chiamano sempre a interpretare la parte del cameriere, o al massimo, del cameriere assassino. Mi sarebbe piaciuto far qualcosa per cambiare il "ruolo" degli immigrati".
Comunque sia andata, l'ha presa sportivamente : "Oggi - ripete - siamo tutti vincitori".

"Una risposta entusiastica"

Oggi è festa anche per chi in questi anni ha lavorato duro perché questa elezione diventasse possibile, come la consigliera con delega alla multietnicità Franca Eckert Coen.
"È stato un cammino lungo"-ammette.
"Il primo incarico in questo senso il sindaco me l'ha dato nel 2001, ma lo statuto di Roma prevedeva consiglieri aggiunti già dal 1995. Abbiamo dovuto combattere con la demotivazione degli immigrati, che credevano che non se ne sarebbe fatto niente, e con le perplessità di chi, in consiglio comunale, credeva fosse ora di mirare a qualcosa di più, come il voto"

Secondo la Coen si può essere più che soddisfatti, anche in barba ai dati sull'affluenza, che dicono che ha votato il 57% degli aventi diritto.
"Come ha ricordato anche il sindaco è la stessa percentuale di elettori che è andata alle urne alle provinciali dello scorso anno. Non possiamo poi non considerare le mille difficoltà create dall'iscrizione obbligatoria alle liste elettorali. Credo che queste siano state delle ottime prove generali per la elezioni del 2006"

Per Claudio Rossi, un altro dei responsabili della macchina organizzativa che sta dietro a queste elezioni, la difficoltà maggiore per gli immigrati è stata unire i propri sforzi per non disperdere il voto.
"Spesso non c'erano, anche tra immigrati della stessa nazionalità, reti di comunicazioni già attive.
È per questo che hanno avuto più successo le comunità molto unite, come quella filippina.
Il caso più interessante, anche se non è stato premiato con l'elezione, è stato quello dei cinesi, che sono riusciti ad esprimere un unico candidato".

Quando poi si è arrivati in campagna elettorale, anche la demotivazione a cui accennava la Coen è scomparsa del tutto.
"Chi ha partecipato - assicura Rossi - lo ha fatto consapevolmente, chi veniva a votare ci credeva.
Abbiamo avuto una risposta entusiastica: gli stranieri volevano essere protagonisti di un cambiamento di immagine, da poveri bisognosi a cittadini".

(29 marzo 2004)

Elvio Pasca